2 FEBBRAIO 2022 – Giornata della Vita Consacrata HAIFA, STELLA MARIS (ISRAELE)
In una canzone Leonard Cohen cantava
Gli uccellini cinguettano
al sorgere del giorno
comincia di nuovo
li ho sentiti dire
non soffermarti troppo
su quello che è stato
o su quello che ancora dev’essere.
Suona le campane che ancora possono suonare
Dimentica la tua offerta perfetta
c’è una breccia in ogni cosa
ed è da lì che entra la luce
· Presentiamo il nostro canto al Signore uniti, vogliamo cantare come gli uccelli ogni mattina: tutto può cominciare e tutto comincia in Dio, per lui nulla è impossibile. Non ancoratevi al passato. Il suono del cuore di Dio ci dice: dimentica la tua offerta perfetta. La Luce entra attraverso la piccolezza, la fragilità e la breccia della nostra povertà.
· Essere consapevoli della terra su cui camminiamo, è ascoltare la radice che ci ha dato la Luce, in questa terra delle origini. L’immagine dei medici durante la pandemia, con il fonendoscopio al collo, ascoltando il respiro di ogni persona, riflette l’atteggiamento della Vita Religiosa dei nostri giorni, per AUSCULTARE la vita che respira e batte nel cuore di questa terra, per essere radicati in essa, perché siamo cittadini nati in questa terra. Che privilegio essere qui! Qui si è incarnato, qui è nato, qui è morto nostro Signore, nostro Amore e nostra Speranza. La vita religiosa in Terra Santa vuole continuare ad incarnarsi oggi nella ferita aperta del nostro mondo, che è la ferita di Dio.
· Noi siamo il terreno sacro in cui Lui vuole incarnarsi oggi, in ognuno di noi. Siamo la grotta del suo desiderio di rifugio, siamo il presepe della sua nascita, siamo la fonte della sua sete. Nell’Eucaristia di oggi lasceremo che Lui si faccia carne nella terra fragile e vulnerabile della nostra povertà… Ogni Eucaristia è infinitamente più di tutti i luoghi santi, perché oggi Lui si fa vivo e reale, si dà a noi, ed è la verità più bella della nostra consacrazione e della nostra fede. Oggi riceviamo l’Eucaristia, cioè oggi siamo Nazareth e Betlemme e Gerusalemme.
· Ma oggi siamo anche un esodo obbediente, con il popolo e il mondo in cerca di una patria, siamo diaspora ed esilio in tante persone prive di libertà e senza dignità, siamo il tempio sacro della presenza di Dio e l’Arca della sempre nuova Alleanza, e siamo anche il tempio distrutto in ogni persona che viene schiacciata e spezzata per il consumo degli arroganti e dei superbi.
· Indico qui dove troviamo la forza e il fuoco di Elia, che è il nesso di comunione tra le tre grandi religioni: ebraismo, islam e cristianesimo. Elia, il SEMPRE VIVENTE. Accogliamo la sua sfida e lasciamoci contagiare dal suo spirito e dal suo zelo per la gloria di Dio. Vogliamo essere uomini e donne religiosi vivi, non dormienti, con la freschezza dei nostri fondatori e nell’aria dello Spirito. È il tempo della crisi, cioè il tempo di svegliarsi.
· Non è il momento di contare i soldati, né di enumerare i nostri carri armati. La domanda da un milione di dollari: quanti siete? Quante vocazioni avete? Quanti siete nel mondo? Qualche novizio? Queste domande sono sbagliate. È l’ora della fiducia e del coraggio per coloro che fanno i loro primi passi di fede nel deserto, e scoprono pozzi dove non c’era speranza, pioggia dove c’era siccità, sorgenti nella roccia e una presenza viva in assenza di Dio. Monsignor Agrelo dice, nel contesto del Marocco, che ringrazia Dio per il fallimento dei nostri tentativi di riempire i nostri conventi di vocazioni. Perché ora la nostra vita non è nei numeri e nella forza, ma nella forza della debolezza, nella fecondità del fallimento e nella fede che intravede la speranza, perché Dio è sempre, sempre così nei momenti più difficili della storia. Non abbiamo bisogno di essere molti, ma di essere uniti, non abbiamo bisogno di avere molti soldi, ma di essere poveri per ascoltare bene, non abbiamo bisogno di essere vicini al potere, ma di essere liberi per essere profetici, non abbiamo bisogno di essere applauditi o brillare agli occhi di qualcuno, ma di essere autentici.
· Qualcuno ha annunciato la fine della vita religiosa, la fine degli ordini e delle congregazioni, come una cosa del passato. Non viviamo per perpetuarci, per mantenere edifici, per conservare muri, viviamo per curare una vita, per ascoltare una Parola nata oggi, per alimentare un fuoco che non si spegne. Quanto più si perde nel dono di sé, tanto più feconda è la Vita Consacrata. E questo comporta anche, naturalmente, prendersi cura dell’eredità ricevuta e trattare con affetto i luoghi e le pietre. Continuano ad essere un ricordo vivo dell’amore e del fuoco che li ha forgiati.
· Il libro di Malachia ci invita ad essere messaggeri di una parola che non è la nostra. Come Maria nel Magnificat. Canali di una vita che Lui vuole dare. Siamo un po’ distratti e impegnati in molte cose. Ma la sua venuta è un fuoco di fonderia, che purifica e raffina, e che ci trasforma in un’OFFERTA che piace al Signore come in quei tempi in cui nasceva la fede, con cui Dio sogna OGGI nel cuore di ognuno di noi.
· L’icona che ci dà il Vangelo di oggi, un vecchio con un bambino in braccio, simboleggia la vita religiosa dei nostri giorni… una vita religiosa vecchia, rugosa, stanca di darsi, e tuttavia piena di profezia e di semi di vita. Porta in sé un bambino che è pieno di futuro e della freschezza della sorpresa di Dio. I due sono una stessa vita, memoria, profezia, nascita e futuro. Ringraziamo per tutta l’eredità che abbiamo ricevuto, per tutti i fratelli e le sorelle che si sono dati e per quelli che verranno.
Possa la strada sollevarsi per incontrarti.
Possa il vento stare sempre alle tue spalle.
Possa il sole splendere caldo sul tuo viso.
E la pioggia cadere leggera sui tuoi campi.
E finchè ci incontriamo di nuovo,
possa Dio tenerti nel palmo della sua mano.
(Antica benedizione irlandese)
