Quaresima è un cammino verso la Pasqua. È cammino di conversione, e per lo stesso, non è qualcosa statica. Esige dinamismo e processo che pian piano ci va identificando con la persona di Gesù[1]. Così, questo cammino verso la Pasqua chiede di noi, e la stessa parola cammino ricorda, un’anima di camminante. Avere un’anima di camminante richiede e comporta:
1. Non istallarsi o fermarsi in un luogo o modo di vivere predeterminato. Non rimanere fermo o paralizzato. L’esperienza ci insegna anche che tutto quanto si muove deve avere una destinazione e nel cammino c’è bisogno di correggere per non perdere o sbagliare la direzione. Due cose concludiamo: a) quaresima, che richiede anima di camminante, è invito per non chiuderci nel abituale “io sono così”: è necessario “rinascere di nuovo” come disse Gesù a Nicodemo; b) si tratta di camminare e convertendoci; cioè, raddrizzare i passi verso Dio.
2. Fare realtà il detto popolare e saggio: “tutto quello che non aiuta ingombra”. Quando si fa l’equipaggio per uscire a camminare bisogna essere convinto. Significa che bisogna sapere selezionare, togliere e pulire. Praticare la mortificazione e la penitenza (invito quaresimale), parole così tipiche del tempo di quaresima, è l’arte di dare morte a tutto quello che impedisce camminare verso la vita, verso la risurrezione con Gesù.
3. Renderci capaci di interpretare meglio la mappa della strada o itinerario che ci porta alla meta o destinazione che vogliamo raggiungere. Nel deserto della vita possiamo incontrare molti oasi falsi o moltitudine di miraggi. San Giovanni della Croce, nella strofa 18 del Cantico Spirituale, scrive:
“O ninfe di Giudea,
mentre che in mezzo ai fiori e ai roseti
l’ambra sparge il profumo,
nei borghi dimorate,
toccar le nostre soglie non vogliate”[2].
Per tutto questo è imprescindibile la preghiera. In orazione (altro invito profondo e costante della quaresima) non è possibile conoscere la volontà = il cammino del Signore, e molto di meno avere le forze necessarie per seguire detta volontà o detto cammino. Se non discerniamo con la preghiera è possibile che ci perdiamo e ci sbagliamo con molti miraggi nel cammino verso la pasqua.
4. Sentirsi parte viva d’un “popolo che cammina”, d’una comunità camminante, e che tutti i suoi membri insieme, possono incontrare una città che non abbia fine, città d’eternità. Esperimentare che ne anche nel deserto andiamo da soli: c’è chi va accanto, chi davanti, chi indietro. Con alcuni si cammina fianco a fianco. Camminare uniti è guardare ogn’una di quelle facce di fratelli, solidarizzarsi, condividere le provvisioni (l’esercizio dell’elemosina è un’altro invito quaresimale).
Non c’è dubbio che l’esperienza del deserto, di amarezza, dolore o sofferenza ci circonda frequentemente nella nostra vita. Quaresima ci invita a continuare camminando comunque, e così, pian piano, andiamo scoprendo che Dio è presente nel nostro provato cuore. Arriva, così, “la calma che è la più intensa attività, il silenzio che è pieno con la parola di Dio, la fiducia, che non teme più, la sicurezza che non ha più bisogno di nessuna garanzia e la forza che è potente nell’impotenza: la vita, concludendo, che nasce con la morte (…) (Gesù nella croce in) ogni momento pareva che si affogava. Ma capitò il grande miracolo, la voce si mantenei. Il Figlio interpellò con quella voce impercettibile, come quella d’un morto, a Dio temibile: Padre – disse nel suo abbandono – si faccia la tua volontà. E consegnò con indicibile animo la sua anima nelle mani del Padre.
Da allora la nostra povera anima è anche nelle mani dello stesso Dio, dello stesso Padre cui decreto di morte si convertì allora in amore. Da allora, nostra disperazione è salvata, il vuoto del nostro cuore è raggiunto ad essere pienezza, e la lontananza di Dio, patria”[3].
[1] Il cristianesimo, nei suoi origini, si conosceva con il nome di “il Cammino” (Att 18, 25-26). Non era propriamente entrare in una nuova religione, ma era fondamentalmente incontrare il cammino adeguato e corretto della vita, il quale si traduceva nel seguire le orme di Gesù. Possiamo fare l’equazione: essere cristiano = seguire a Gesù Cristo. Questo è il fondamentale e insostituibile. E questo significa, che essere cristiano è seguire a Gesù Cristo, muovere, dare dei passi, camminare o costruire la propria esistenza seguendo le orme del Maestro, in cui dobbiamo fissare sempre i nostri occhi.
Mc 10, 46-52 (Il cieco di Gerico). È un testo fondamentale che ci invita a uscire della nostra cecità. Al inizio del testo evangelico, il cieco “era seduto vicino al cammino”. È una persona cieca, disorientata, fuori del cammino e senza capacità per seguire Gesù. Ma quando Gesù lo guarisce della sua cecità, il cieco acquista la luce dei suoi occhi, ma sopratutto, si converte in un vero seguace del suo Maestro, e da quello stesso momento “lo seguiva per il cammino”.
[2] Ninfe come segno d’un amore bello, ma sbagliato, fragile e soggetto a inganni, che possono portare all’essere umano allo miraggio, alla tentazione e separarlo della ascesi forte dell’amore che esige lasciare tutto. È fantasia momentanea, godimento facile e veloce che fascina, ma che dopo lascia vuoto. Il credente che è in processo di ricerca, in cammino, e che vuole realizzarsi pienamente nell’ amore, non può rimanere nel gioco di piccoli amori, non può andare cercando forme e bellezze passeggere, non può trattenersi in fantasie e sogni che finiscono per distruggere o seccare il suo grande canale affettivo. San Giovanni della Croce sa che gli umani coltiviamo ninfe, che ci lasciamo prendere da fantasie e ci inganniamo con dei valori passeggeri di questo mondo. Non condanna le ninfe, ma chiede che rimangano fuori: “nei borghi dimorate”; fuori dello spazio del profumo che innamora.
Le ninfe sono un rischio per gli amanti, e per lo stesso, devono essere espulse, e effettivamente, non esiste amore senza espulsione. Senza un compromesso serio, intimo e personale di purificazione (senza cacciare via le ninfe) non è possibile continuare e culminare con successo il cammino intrapreso. Esperienza trasformante di Dio che si fa vivente in un doppio senso: annichilante in un senso e ricreatore in un’altro; cioè, irruzione di Dio nella vita dell’uomo che fa superare una vita anteriore (morte), e iniziare un’altra vita nuova (nuova vita/resurrezione).
