Aleppo, seconda città della Siria, è una città molto antica, dove i cristiani sono presenti fin dai primi secoli (ci sono tracce archeologiche di chiese domestiche del II secolo).
La guerra dal 2012 al 2016 ha causato molti danni, ancora visibili perché solo pochi edifici sono stati restaurati. Le nostre suore carmelitane continuano con grande coraggio la loro missione di preghiera e vita fraterna in questa città: la pace interiore, quella che dona il Signore, prevale su ogni preoccupazione per il futuro.

Dal COVID, poi dalla guerra del 7 ottobre in Israele, solo alcuni padri carmelitani del Libano avevano potuto visitare la comunità. La presidente della nostra federazione non poteva recarsi lì dal 2021: è stato nuovamente possibile nell’ultima settimana di febbraio 2026. Momenti intensi di condivisione e di gioia fraterna, quindi di incoraggiamento reciproco.

L’offerta della nostra vita nella semplicità della quotidianità è la nostra partecipazione alla vita della Chiesa e del popolo che è il nostro, dove viviamo. Vivere isolate dal resto del mondo come le nostre sorelle di Aleppo significa essere solidali con un popolo sottoposto a ingiuste sanzioni internazionali. «Viviamo in comunione con la popolazione provata che ci circonda; se la signora musulmana che fa la spesa per noi dice “è troppo caro per me”, allora è troppo caro anche per noi», dicono le suore.

I cristiani di Aleppo, passati da 200.000 a meno di 30.000, non vogliono arrendersi, moltiplicano i gesti di solidarietà, sanno che con la loro fede sono vincitori del mondo, preghiamo con loro e per loro.
