È la nostra vita al Carmelo perché, sebbene la preghiera sia la no­stra principale, anzi unica occupazione, in quanto la preghiera d’una carmelitana non cessa mai, abbiamo altresì dei lavori e delle faccende materiali. Vorrei che mi osservaste al bucato, a sguazzare nell’acqua con le vesti tutte rimboccate. Voi du­bitate delle mie capacità in questa materia e avete ben ragione, ma con Gesù si affronta tutto, si trova tutto delizioso, non c’è più difficoltà o noia in nulla. Oh come ci si trova bene al Carmelo! È il miglior paese del mondo e posso dire che sono felice come il pesce nell’acqua. (L. 108)

Che felice sorpresa una lettera di Elisabetta in quaresima! Vedi quant’è buono Dio e anche Nostra Madre: sono loro che mi mandano a dire alla mia sorellina che giovedì la mia preghiera sarà particolarmente intensa e non sarò che una cosa sola con te. Del resto non c’è nulla di nuovo: non è forse vero che noi non ci lasciamo mai? Sai bene la preghiera che Gesù faceva al Padre: “Voglio che essi siano uno come tu ed io siamo uno”. Oh, quando quest’«uno» è consu­mato fra le anime, mi pare che nessuna separazione sia più possibile. Lo senti bene, vero? Sabato vi seguivo, mie care. Vedevo il treno che vi portava via, ma mi sembrava che non vi allontanaste, perché vi è uno che è «l’Immobile», colui che rimane sempre e nel quale noi sempre ci troviamo!… Se tu sapessi che bei nido mi ha preparato qui il mio Diletto! Se sapessi quant’è bello questo Carmelo, questo « da solo a solo » con lui che si ama! Sì, è un cielo anticipato, non me l’invidiate, mie care. Egli solo sa ciò che ho sacrificato lasciandovi, e se il suo amore non mi avesse sostenuta, se non mi avesse stretto forte fra le sue braccia, oh, so bene che non avrei avuto la forza di farlo! Vi amo tanto e mi sembra che questo amore cresca ogni giorno perché lui lo divinizza! Nel carnevale ho passato dei giorni deliziosi, divini. Lu­nedì e martedì avevamo il SS.mo Sacramento nell’oratorio, domenica in coro. Ho trascorso quasi tutta la giornata ac­canto a lui, e la mia Guite era là con me, perché mi sembra proprio di averti qui nella mia anima. Era così bello, t’assi­curo. Noi eravamo al buio perché la cancellata era aperta e tutta la luce veniva da lui. Mi piace tanto vedere questa grande grata fra di noi: egli è prigioniero per me ed io sono prigioniera per lui! (L. 100)

I miei debiti di riconoscenza. Sì, cara signora, viviamo con Dio come con un amico, rendiamo viva la nostra fede allo scopo di comunicare con Dio attraverso tutto ciò che fa i Santi. Noi portiamo in noi il nostro cielo poiché colui che sazia i glorificati nella luce della visione, si dà a noi nella fede e nel mistero. È la stessa cosa! Mi sembra di aver trovato il mio cielo sulla terra perché il cielo è Dio e Dio è nella mia anima. Il giorno in cui ho capito questo, tutto s’è illuminato in me e vorrei sussurrare questo segreto a coloro che amo, perché anch’essi, attraverso ogni cosa, aderiscano sempre a Dio e si realizzi quella preghiera del Cristo: « Padre, che siano consumati in uno ». (L. 107)

Una carmelitana, mia cara, è un’anima che ha fissato il Crocifisso, che l’ha visto offrirsi come vittima al Padre per le anime, e raccogliendosi in questa grande visione della carità del Cristo, ha capito la passione d’amore della sua anima e ha voluto donarsi come lui!… Sulla montagna del Carmelo, nel silenzio, nella solitudine, in una orazione che non termina mai perché si continua in tutto, la carme­litana vive già come in cielo « di Dio solo ». Quello stesso che sarà un giorno la sua beatitudine e la sazierà della sua gloria, si dona già a lei. Egli non la lascia mai, dimora nella sua anima. Più ancora, tutti e due non sono che uno. Per questo essa è affamata di silenzio per ascoltarlo sempre e pe­netrare sempre più a fondo nel suo essere infinito. Immede­simata col suo Diletto, lo trova dappertutto, lo vede ri­splendente in tutte le cose! Non è forse questo il cielo sulla terra?! (L. 112